mercoledì 29 settembre 2010

7° MOSTRA MERCATO DEL FUMETTO - CITTÁ DI CASTELLO




Di Astrid Fataki

Il 25 settembre scorso presso il palazzo Bufalini, in Città di Castello, ha preso il via la 7°mostra mercato del fumetto dedicata al grande fumettista, Benito Jacovitti.

Ad aprire le danze, ospiti di grande rilievo, quale Francesco Guccini, al quale è stato consegnato il premio "Poldo Castello" per essersi distinto nella divulgazione dell'arte del fumetto; Milo Manara, pittore e disegnatore italiano, di recente premiato a San Diego (Usa) come il miglior disegnatore del mondo, anch'egli premiato con il premio "Tiferno comics 2010", e la figlia, Silvia Jacovitti, oltre alle cariche istituzionali.

«Attraverso i suoi personaggi, fumetto dopo fumetto si può notare come sono cambiati gli italiani negli ultimi cinquanta anni.», spiega Silvia Jacovitti. «Con i suoi disegni riusciva a cogliere l'animo di ogni uomo, e il messaggio che ci lascia è quello di affrontare la vita con leggerezza» continua emozionata la figlia.

                                                   Di lui, Guccini, ha il ricordo del loro unico incontro al Salone dell'Umorismo a Bordighera nel lontano 1966.  Non poteva mancare, a un evento sì importante, il più noto giornalista culturale, quale Vincenzo Mollica.

«Jacovitti era un'artista e un uomo libero, progenitore del fumetto, fu il primo a rompere lo schema delle vignette». Continua, puntando il dito sui critici d'arte che non hanno mai considerato l'arte applicabile al fumetto.

Il palazzo Bufalini ha aperto le sue porte ospitando quest'evento straordinario che terminerà il 17 ottobre prossimo. Qui si possono ammirare i personaggi che hanno fatto epoca, da Cocco Bill, (creato per il "giornale dei ragazzi", il settimanale del 1957), a Pippo (primo personaggio di Jacovitti uscito per la prima volta nel 1940), a Pinocchio e tanti altri.

























lunedì 27 settembre 2010

LETTERA A LÉONTINE di Raffaello Mastrolonardo

Di  Astrid Fataki

I lettori appassionati sono sempre alla ricerca di libri che sappiano emozionare, ed è quello che accade quando ci si trova a leggere un romanzo come "Lettera a Leontine" di Raffaello Mastrolonardo.

Il romanzo è incentrato sull'amore profondo che Piergiorgio, il protagonista, prova per Lea. Léontine (Lea), nome così particolare, da intrigare Piergiorgio, medico e stimato professionista. Un amore sofferto il suo, che ci porta nei meandri delle debolezze umane, delle relazioni con gli altri, delle difficoltà della vita. Attraverso le vicende del protagonista, l'autore, ci mostra i due lati dell'amore. Da un lato, la morte dell'amore coniugale causata dalla routine quotidiana e dalla pigrizia, dall'altro, l'amore come fuoco alimentato dalla passione. La ragione che ha sempre il sopravvento sui sentimenti, fa si che, l'uomo, per sua natura, non sappia cogliere l'attimo, "Carpe Diem".

Così come, Léontine, donna affascinante, indipendente, nello stesso tempo fragile e dolce. Amanti che si cercano, si rincorrono, si perdono, si ritrovano, incapaci di fare delle scelte, frenati dall'incertezza del futuro. La presunzione dell'uomo di dominare il domani, sarà qui demolita dagli eventi inaspettati del tempo. Un romanzo che commuove, coinvolge, e che fa riflettere.

Stralcio del brano:

«La mia vita stava prendendo direzioni divergenti, senza che me ne rendessi conto. Come capita quando sei sugli sci: se apri troppo le gambe ti ritrovi a terra, e fa male. Ecco, stava accadendo anche a me. La vita famigliare andava da una parte, quella professionale dall'altra. Il guaio era che mi servivo di una per fuggire dall'altra, e comunque nessuna costituiva un valido rifugio, una compensazione. Anzi, più le due vite divergevano, più si condizionavano a vicenda. Ho compreso troppo tardi quanti errori ho compiuto per reazione a qualcosa o a qualcuno, nell'uno e nell'altro campo.

La famiglia era ormai l'apoteosi dell'apparire e la negazione dell'essere. Una bella casa in centro dove c'eravamo trasferiti da poco, arredata con gusto, tenuta in ordine in modo maniacale da Alessandra. Tutto era al suo posto, pulito, perfetto. Una famiglia esemplare. Talvolta m'interrogavo sulla nostra relazione, così composta e compiuta, e che allo stesso tempo stava perdendo ogni ragion d'essere. All'epoca però non arrivavo mai a quest'amara considerazione. Il pensiero deviava spontaneamente. Sul passato che era stato bello, su quanto eravamo stati felici. Su nostra figlia Sveva, bene prezioso, irrinunciabile, sul cui altare sacrificare tutto me stesso. Così mi trovavo prigioniero di un incantesimo, stregato da passato a presente. E il futuro?Non riuscivo a immaginare un futuro diverso da ciò che era stato ed era in quel momento. Paura, pigrizia, cecità

sabato 18 settembre 2010

SOLDATO ITALIANO CADUTO IN AFGHANISTAN

Di Astrid Fataki

UN'ALTRA VITTIMA DELLA GUERRA VOLUTA DAI POTENTI DELLA TERRA

L'Ansa ha appena battuto la notizia di un altro soldato italiano caduto sotto i colpi di kalashnikov in Afghanistan. La vittima o "Eroe", come dir si voglia, è il tenente Alessandro Romani di anni trentasei. Piovono le solite e insulse parole di cordoglio.
Cito testualmente il messaggio di cordoglio  del presidente del Senato Schifani: "Appresa la notizia della morte del Tenente del 9 Reggimento d'assalto Col Moschin Alessandro Romani, caduto nel corso di un'operazione militare in Afghanistan, esprimo a nome mio personale e dell'intera Assemblea di Palazzo Madama, i sentimenti del più profondo e commosso cordoglio, pregandola di farli giungere ai familiari dell'ufficiale che ha sacrificato la vita per difendere la pace, la democrazia e la sicurezza nel mondo".

Pace, democrazia, sicurezza nel mondo, parole, queste, che davanti alla perdita di una vita, soprattutto giovane, non hanno alcun significato.

Non esiste pace che non si voglia, non esiste democrazia senza volontà alcuna. L'Italia, insieme alle altre potenze europee e l'America, legate da un patto di alleanza, sono costrette a inviare militari in Iran, in nome della pace e della democrazia.

È davvero questo lo scopo delle missioni? I nostri soldati vanno proprio a portare la pace?

Nelle città come Bagdad, Afghanistan, ecc, di là dei conflitti interni non c'è nessuna democrazia da portare. Un popolo se vuole cambiare, lo fa da solo, ribellandosi e lottando, come hanno fatto anche gli italiani a suo tempo. Dietro queste guerre ci sono ben altri motivi, ed è desolante assistere alle continue menzogne cui lo stato ricorre per coprire una guerra senza giusta causa. Nell'era d'internet le notizie circolano, e la verità viene a galla in fretta grazie ai blog, le comunità virtuali, dove l'intelligenza collettiva interagisce; perciò i motivi scatenanti l'accanimento bellico in questi paesi sono il PETROLIO e I GIACIMENTI MINERARI.

Poiché il nostro paese non è in stato di guerra, e i nostri militari non sono costretti alla partenza per salvare la patria, essi non devono essere considerati degli "eroi", ma semplicemente degli uomini che per loro volontà decidono di svolgere tali compiti, principalmente per le laute ricompense.

Davanti all'ennesimo"caduto in guerra", ci inchiniamo di fronte al dolore della famiglia, ma allo stesso tempo non lasciamoci ingannare dalle false verità.



giovedì 16 settembre 2010

IL GIRO D'AMERICA IN 330 GIORNI.

Di Astrid Fataki

CORRENDO, DAL NORD AL SUD DELL'AMERICA. 

Nel romanzo di Verne "Il giro del mondo in ottanta giorni", il londinese Fogg, tenta, insieme al cameriere francese Passepartout di circumnavigare il mondo in ottanta giorni, per vincere una scommessa di 20.000 sterline. Solo di recente, la storia di Laura Dekker, riempiva i giornali e i Tg. La giovane skipper australiana che sta tentando di girare il mondo in barca a vela in solitaria, a soli sedici anni. Eppure c'è chi proverà a fare lo stesso, correndo. Sì, è proprio così, una maratona in solitaria, che attraverserà l'America. Il giro inizierà dal nord dell'America, quindi il Canada, arriverà in Argentina, per passare a New York e in Messico. L'audace podista si chiama Pat Farmer alias Forrest Gump, quarantotto anni, maratoneta emerito e conosciuto in tutto il mondo. L'idea nasce da un suo viaggio nel sud- est dell'Asia, dove la mancanza d'acqua e la povertà di quel popolo hanno destato la sensibilità dello sportivo. Infatti, la sua missione ha anche un carattere umanitario, egli spera di raccogliere fondi da destinare agli aiuti umanitari gestiti dalla Croce Rossa. Farmer non è nuovo nel mondo delle maratone, egli ha attraversato il deserto di Simpson più volte, ha corso circa 14662Km, ossia un tour in Australia. Dichiara, inoltre, di aver una dote superiore agli altri; può correre anche 100 km il giorno, e l'indomani ricominciare di nuovo. La spedizione avrà una durata di undici mesi, dovrà attraversare circa quattordici paesi dal nord al sud dell'America.

Quest'avventura avrà inizio nel mese di marzo 2011. "Se il viaggio avrà esito positivo, i dettagli saranno spiegati, una volta arrivato negli Stati Uniti, nella città di New York ", ha dichiarato Farmer. L'interessante sfida sarà l'evento sportivo che terrà milioni di appassionati col fiato sospeso.

mercoledì 15 settembre 2010

FECONDAZIONE IN VITRO

Di Astrid Fataki

SPAGNA E REPUBBLICA CECA: NUOVE METE PER IL TURISMO DELLA FERTILITÁ.

Terminerà domani, 16 Settembre, il Congresso Mondiale sulla fertilità che si sta tenendo a Monaco, in questi giorni. Sarà presentato, per l'occasione, il codice che dovrà disciplinare le regole della Fecondazione in Vitro. Esso sarà, dapprima, pubblicato nell'autorevole rivista scientifica "European Society of Human Reproduction and Embryology" e, inseguito nel "International Federation of Fertility Societies".

"Entrambe le associazioni internazionali (IFFS ed ESHRE) riconoscono alle pazienti il diritto di andare all'estero e sottoporsi alla fecondazione assistita, nello stesso tempo, però, ammettono che bisogna armonizzare le norme che disciplinano questo settore", a dirlo è il professor Ian Cooke dell'IFFS.

Il divieto di tale tecnica, esistente in alcuni paesi, é la causa dell'incremento di coppie che si rendono nei paesi dove la fecondazione in vitro è legalizzata e i costi non sono eccessivi. Le mete favorite sono La Repubblica Ceca e la Spagna. In Spagna, ad esempio, una donatrice di ovuli riesce a guadagnare sino a € 900, mentre nella repubblica Ceca, € 800. In Gran Bretagna, la mancanza di donatrici e le lunghe liste di attesa sono la causa dell'esodo. Lo stesso vale per i donatori di sperma.

François Shenfield, coordinatore della commissione per il trattamento della fecondità assistita, dell'ESHRE (European società of Human Reproduction and Embryology), spiega: "Il Regno Unito impone alle cliniche di utilizzare non più di due ovuli in donne sopra i quarant'anni; in altre nazioni, invece è consentito l'utilizzo di quattro ovuli". Ciò mostra l'evidente aumento delle gravidanze multiple, che spesso comportano rischi per la madre e per i neonati. "Tuttavia, ogni nazione dovrebbe avere delle regole per ridurre eventuali rischi", ha poi terminato il Dott. Shenfield.

Da uno studio effettuato, si evince, come in pochi anni, ci sia stato un forte aumento di centri per la fertilizzazione. In poco tempo, nella sola India sono sorte circa 500 cliniche, in Giappone se ne contano circa 600. I ⅔ di queste cliniche sono sottoposte a controlli, la restante parte, invece, ne è priva.

Nei paesi cattolici, come l'Italia, la Polonia e la Spagna, la manipolazione, la sperimentazione degli embrioni non è consentita poiché, esso è considerato un essere umano sin dal primo giorno del suo concepimento.

Quali sono le norme attuali che regolano la "Fecondazione in vitro" nel resto del mondo?

In Germania, è consentito il congelamento degli embrioni. Per tentare tale trattamento, le coppie devono produrre embrioni "Freschi".

In Francia, le lesbiche non possono rivolgersi a donatori di sperma.

In Norvegia, gli omosessuali sono esclusi dalla Fecondazione in Vitro.

Nel sud dell'Africa, la legge consente l'affitto di madri surrogate.
Fonte: The indipendent



martedì 14 settembre 2010

SUPER MENTANA: LA GRANDE RIVINCITA.

Di Astrid Fataki

Da Matrix al Tg LA7,  L'ECO DEL SUCCESSO SCONFINA.

Circa un anno fa nel febbraio del 2009 Enrico Mentana, giornalista, abbandonava la conduzione del noto programma "Matrix", in onda su canale5, in seconda serata. La causa dell'inaspettata rottura, tra il conduttore e la Mediaset,  fu causata dalla cinica scelta editoriale, di mandare in onda, un programma di scarsa utilità sociale, come il "Grande Fratello", anziché "Matrix" programma d'informazione e cultura, che quella sera avrebbe dovuto trattare il caso di Eluana Englaro, la cui Ansa ne aveva appena comunicata la morte. Al contrario di tanti suoi colleghi, Super Mentana, non ha ceduto agli ordini imposti dall'azienda, ma per coerenza professionale, ha preferito lasciare un programma in cui aveva impiegato tutte le sue energie  e rimanere nell'oblio per circa un anno, per poi tornare alla ribalta con professionalità, demolendo l'informazione di plastica che si è andata a consolidare, in un'epoca dove la serietà e la trasparenza delle informazioni sono diventate secondarie.

Ecco, allora, la sua rivincita contro chi ha avuto fretta di liberarsene. Riportiamo, un breve scorcio dell'articolo pubblicato sul giornale francese, "Le Monde" che scrive così:

"IL TG CHE RESTITUISCE LA LIBERTÁ ALL'ITALIA"

«È bastato poco per far tremare i due colossi dell'informazione televisiva italiana, il Tg delle 20, della Rai (emittente pubblica) e il Tg5 (gruppo Mediaset di proprietà della famiglia Berlusconi). Hanno dovuto cedere metà dell' audience, (meno 5 punti per la prima, meno 7 punti per la seconda), al Tg di La7, rilanciato, diretto e presentato dal giornalista, Enrico Mentana, che, in meno di due settimane, ha raggiunto il 10%, ossia quasi la metà dello share della concorrenza». Alla domanda, qual è la chiave del suo successo? Super Mentana, che si definisce "un vignaiolo", risponde: «Non sono io a dover commentare la mia produzione. I numeri parlano da soli. Io conduco un giornale, sono gli altri che lo guardano». Ha poi aggiunto: «Volevamo un giornale completo, ordinato, e libero. La crisi politica restituisce al popolo italiano, il gusto di una politica e di un'informazione non controllata».

La severità e l'onestà professionale sono i pilastri del giornalismo e dell'informazione vera, che al giorno d'oggi è una peculiarità di pochi.

lunedì 13 settembre 2010

BIENNALE DELL'ANTIQUARIATO PARIGI 2010.

Di Astrid Fataki


BACKSTAGE DI UN GRANDE EVENTO

Sono ancora in fase di allestimento gli spazi che ospiteranno la Biennale dell'antiquariato, che si terrà dal 15 al 22 Settembre presso il Grand Palais di Parigi. Ad aprire le danze della 25°edizione, la cena di gala cui prenderanno parte illustri ospiti.
I lavori sono diretti dall'architetto Patrick Bazanan, che per l'occasione ha immaginato una strada che corre lungo l'asse nord-sud del Grand Palais, al centro della cupola in vetro, scandita a intervalli regolari da piccole vasche d'acqua. Non manca l'Italia, con i suoi trenta operai, diretti da Pier Luigi Pizzi, che si sono alternati per realizzare il Pantheon di Roma, omaggio all'arte greco-romana, dalla sua scoperta sino all'epoca rinascimentale.

Altrettanto stupore desterà, la Stanza Ovale della Casa Bianca, interamente riprodotta dalla Maison Kraemer. Gli espositori avranno, dunque, l'opportunità di mettere in mostra i propri mobili, che perché no, potrebbero essere un suggerimento per il Presidente Obama.

Sarà una biennale all'insegna del talento dei grandi progettisti, dove i pezzi di antiquariato al fianco dell'alta gioielleria contribuiranno a rendere incantevole la mostra, che quest'anno sarà arricchita dalla presenza della nota Maison francese "Dior".







sabato 11 settembre 2010

IL PRESIDENTE OBAMA CONDIVIDE UN MESSAGGIO DI UNITÁ

Di  Astrid Fataki

Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha tenuto venerdì una nuova conferenza in occasione per commemorare le vittime dell'attentato del 11 settembre.
La notizia di Obama di aver condiviso con la popolazione americana un messaggio di Unità ha fatto il giro del mondo. Alla domanda che gli è stata posta, su cosa ne pensasse della costruzione di una Moschea accanto al Ground Zero, Il Presidente Obama, ha risposto elencando i diritti della costituzione americana. "Ognuno ha il diritto di costruire liberamente una moschea. Dove sorge una chiesa cristiana, può essere anche edificata una sinagoga". Ha esortato il suo popolo a non avere pregiudizi nei confronti di chi non è americano.

Obama ha posto l'accento sulla guerra, che non è contro il musulmano in se, ma contro i terroristi i quali hanno distorto il vero significato dell'islam. Ha inoltre aggiunto che molti, sono i soldati, musulmani americani, che in questo momento si trovano in Afganistan e che stanno combattendo questa guerra per loro.

Ricorda, la sofferenza dei famigliari delle vittime e all'indomani dell'11 settembre, si auspica che il popolo Americano possa far proprio e condividere l'Unita Nazionale.

Sebbene Obama sia spesso criticato dalla stampa locale, bisogna riconoscere il suo grande impegno per la pace tra gli stati. Un presidente che sta lottando affinché i pregiudizi, l'odio, il razzismo, possano in qualche modo finire.

Infine, uniamoci al messaggio di Mr. President Obama e ricordiamo le vittime, con un piccolo omaggio.




venerdì 10 settembre 2010

PEDOFILIA: MEA CULPA DELLA CHIESA

Di Astrid Fataki

PRETI PEDOFILI NELLA CASA DI DIO

La Commissione Indipendente della Conferenza Episcopale belga si è finalmente espressa sulle accuse di pedofilia che negli ultimi mesi hanno scandalizzato il mondo intero. Incaricata d'indagare sui fatti, ha oggi, divulgato, integralmente, il rapporto con le testimonianze delle vittime, ovviamente mantenendone l'anonimato.

Essa non solo ha accertato gli abusi, ma sembra che tra i 400 abusati, tredici si siano suicidati. Emerge inoltre dal testo, che dopo le dimissioni forzate, del Vescovo di Bruges, la commissione fu sommersa da tantissime denunce. Nel rapporto, inoltre, si chiede il rispetto per le vittime, e alla chiesa quello di sottoporsi a giudizio e di non nascondersi.

La chiesa cattolica è rappresentata da individui che sono per lo più imprenditori di se stessi e della ricchezza che riescono ad accumulare. Sono ben lontani dall'aiutare chi sta loro intorno. Molti tra essi scelgono il sacerdozio per nascondere la loro omosessualità, nonostante viviamo un'epoca in cui l'omosessualità non è più un tabù. Davanti a tanta crudeltà, come non si può perdere la fede?

A tal proposito mi preme citare uno stralcio del romanzo di Alessandro Baricco, "Emmaus", nel quale l'audace scrittore denuncia gli abusi subiti dal prete, e come tutti tacessero.

«È un habitat assurdo, fatto di dolore represso e quotidiane censure. Ma noi non possiamo accorgerci di quanto sia assurdo perché come rettili di palude conosciamo solo quel mondo, e la palude è per noi la normalità. Per questo siamo in grado di metabolizzare incredibili dosi d'infelicità scambiandole per il doveroso decorso delle cose: non ci sfiora il sospetto che nascondiamo ferite da curare, e fratture da ricomporre. Allo stesso modo ignoriamo cosa sia lo scandalo, perché ogni devianza tradita da chi ci sta attorno, la accettiamo d'istinto come un'integrazione solo in attesa della normalità. Così, ad esempio, nel buio dei cinema parrocchiali, abbiamo sentito la mano del prete senza provare rabbia, ma cercando di dedurre in fretta che evidentemente le cose stavano così, i preti appoggiavano la mano lì- non era neanche il caso di parlarne a casa. Avevamo dodici e tredici anni».

La chiesa è marcia come lo sono le Istituzioni e gli uomini che le rappresentano. Che cosa meravigliosa sarebbe se il Vaticano facesse un po’ di pulizia, espellendo chi ha commesso tali soprusi. La giustizia terrena (se c'è) deve fare il suo corso, anche se ciò dovesse significare infrangere le regole dei Patti Lateranensi, perché le vittime hanno diritto ad avere giustizia, pure se morale. È giusto che chi ha sbagliato paghi, e i preti non ne sono immuni.





giovedì 9 settembre 2010

LA GUERRA OGGETTO DELL'ARTE CONTEMPORANEA

Di Astrid Fataki



La città di Londra ospita un'isolita e caratteristica opera d'arte contemporanea. Nata l'anno scorso come progetto artistico nel Nuovo Museo di New York, condotto da Jeremy Deller, premio Turner –Prize (premio che è riconosciuto agli artisti di arte contemporanea), da domani sarà esposta al Royal Imperial Museum.

L'artista Jeremy Deller, ha recuperato i resti di un'auto-bomba esplosa nel 2007 a Bagdad, in Iraq, ove perirono trentotto vite umane. Il suo intento è di mostrare come cambia la maniera di fare guerra, e di porre l'attenzione sull'enorme aumento di attentati - suicidi in quel paese martoriato, quasi ogni giorno, da fiumi di sangue.

Straordinario ingegno di un'artista, che ha saputo fare di un insieme di rottami un'opera d'arte, testimone di un popolo, vittima di false ideologie.

GLI SCARAFAGGI: LA CHIAVE DI VOLTA PER LA CURA DELLO STAFILOCOCCO

Di Astrid Fataki


Gli scarafaggi da sempre considerati insetti sporchi, potrebbero essere la chiave di volta nella cura dei batteri resistenti, come lo Stafilococco dorato e l'Eschirichia coli.

Ad annunciarlo, sono i ricercatori dell'Università di Nottingham, che hanno scoperto sostanze con proprietà antibiotiche nei tessuti cerebrali e nervosi degli scarafaggi e delle cavallette. Sembra, che tali sostanze sarebbero tossiche per i batteri, se ciò fosse confermato, consentirebbero la cura di alcune infezioni, ancora oggi resistenti agli antibiotici comuni. Questi ricercatori, inoltre, asseriscono che potrebbero distruggere sia il 90% degli stafilococchi dorati, che il batterio Eschirichia coli, senza danneggiare le cellule umane.

Tuttavia, lo studio è ancora in atto, poiché i ricercatori stanno analizzando le proprietà specifiche delle sostanze scoperte in laboratorio.









martedì 7 settembre 2010

TORNA ALLA RIBALTA IL CASO VALLANZASCA

Di Astrid Fataki

 IL BOSS DELLA COMASINA SI PENTE, SARÁ VERO?


Il festival di Venezia è stato investito da molte polemiche sul film fuori concorso, presentato dal grande attore e regista Michele Placido, su Renato Vallanzasca "il bandito d'Italia". I famigliari delle vittime hanno inviato una lettera per protesta, e com'è noto a tutti, il regista ha spiegato che in tale film, ha voluto evidenziare il lato oscuro del personaggio, interpretato con maestria da Kim Rossi Stuart.

Ecco allora, tornare alla ribalta il caso Vallanzasca. Il "bel René" ha trascorso gran parte della sua vita in prigione, per rapine, sequestri, e omicidi. Erano gli anni settanta, quando Vallanzasca e la sua banda seminavano il terrore per le strade di Milano. Famoso per il suo carisma e il suo fascino, egli è noto, anche, per le evasioni dai carceri che lo ospitavano.

È difficile capire come ci siano donne, che nonostante conoscano i terrificanti retroscena della vita di alcuni individui, abbiano l'ardire di condividere la propria vita con loro, sposandoli.
Lo fanno per avere visibilità? Per amore? O il "bel René" era veramente carismatico e affascinante?

La Signora Vallanzasca è stata ospite in un noto talk show, ed è vergognoso, il modo in cui ha reagito dinanzi alle reazioni, lecite, del pubblico. Non si può apparire davanti a una telecamera, di un programma televisivo, visto da milioni di telespettatori, e avere l'arroganza e la superbia, di difendere una persona che a sangue freddo, si divertiva a fare stragi. Il marito della Signora in questione, non si trova in carcere perché ha rubato o rapinato per fame (motivo che non giustificherebbe il mezzo), ma perché ha tolto la vita ad altri. È inammissibile, udire tali parole "mio marito è ancora in carcere, quanto ancora deve pagare?" oppure "dovete perdonare".

Ignora, forse, la "Signora", che le vittime non sono più tornate dai loro famigliari, perché deceduti? Quale male avevano commesso, perché la loro vita fosse spezzata in quel modo? Ha forse idea la "Signora" di quanto possano aver sofferto e continuano a soffrire, i famigliari  e le vittime dei sequestri?

Dio ci ha insegnato il perdono, ci ha insegnato a non giudicare. Immaginate, quale potrebbe essere la reazione di ognuno di noi, se passando a miglior vita, in un giorno lontanissimo, incontrassimo in Paradiso  un Vallanzasca, i pedofili, gli assassini del Circeo, un Riina, ormai pentiti e perdonati, che passeggiano con San Pietro nei giardini dell'eden?

In un'Italia dove gli assassini, i pedofili, ecc., sono vittime e le vittime sono "NIENTE", è giusto continuare a dare risalto a questi personaggi?











sabato 4 settembre 2010

RIAPRE IL "ROYAL SHAKESPEARE THEATRE"

Di  Astrid Fataki
 
VIAGGIO NELLA LONDRA
SHAKESPEARIANA
 
Le vacanze sono finite, le città si sono popolate di nuovo, ormai è tempo di affrontare un altro anno fatto di lavoro, impegni, scuola.
É difficile tornare alla routine quotidiana, soprattutto quando le vacanze hanno lasciato il segno. Allora perché non dedicarsi una vacanza "mordi e fuggi"? Perché non regalarsi un week end con tutta la famiglia in una capitale europea?

Dopo circa tre anni mezzo, riapre il Royal Shakespeare Theatre in Stratford-upon-Avon, Londra. Ideato dall'architetto Elizabeth Scott, esso fu costruito sulle rovine del vecchio teatro nel 1832. Chiuso nel 2007 per lavori di restauro, finalmente, il teatro è restituito alla città, totalmente rinnovato.

L'innovazione trova il suo culmine nel teatro principale, il "Swan", ed ha interessato le poltroncine. Rispetto ai 28 metri di distanza tra palcoscenico e pubblico, oggi le poltrone, (ideate e prodotte da un'azienda italiana "Poltrona Frau", che annovera tra i suoi clienti le case automobilistiche, quali: Maserati, Alfa Romeo, Ferrai), sono più vicine al palco, ossia 15metri, tutto ciò per creare un'atmosfera più intima.

Il 24 Novembre prossimo, quindi, quando il teatro sarà riaperto al pubblico, e solo per quest'occasione, i visitatori potranno assistere a una rappresentazione dei Sonetti di Shakespeare diretto dal regista teatrale Peter Brook.

Inoltre, la nuova apertura sarà segnata dalla messa in scena di un nuovo musical "Matilda" tratto dal romanzo di Roald Dahl, scrittore di libri per bambini, tra i quali "Charlie and the Chocolate factory", reso celebre dal regista Tim Burton, con il film "La fabbrica di cioccolato".

Non è stato ancora rivelato, il nome del padrino o della madrina dell'inaugurazione, ma di certo, a tagliare il fiocco sarà qualche membro della famiglia reale, e chissà, i più fortunati,  forse, potranno incontrarli.









venerdì 3 settembre 2010

LA VOCE DEI NOSTRI SILENZI di Jennie Rooney

 Di Astrid Fataki

 «Una storia emozionante che vi coinvolgerà completamente».
               "The Guardian"

   Stralcio del brano:
«Quasi senza rendermi conto di ciò che stavo facendo, cominciai a camminare verso di loro. Mentre mi avvicinavo scorsi le lentiggini sul dorso delle mani di Stevie e l'attaccatura delle dita dei piedi, dove scomparivano nelle scarpe décolleté. Portava un anello d'oro alla mano sinistra. Anche quella era una novità. Mi sforzai di non guardarlo. Aveva qualche filo grigio fra i capelli e indossava un paio di orecchini d'argento che scintillavano al sole. Una volta diceva che gli orecchini sembravano ordinari.

Quando alzò lo sguardo verso di me,i suoi occhi avevano la stessa sfumatura d'azzurro che avevano sempre avuto quando sorrideva. Quando sorrideva sul serio. Smise di sorridere non appena mi ebbe riconosciuto. Si lasciò cadere il libro in grembo, si alzò di scatto, poi si rimise seduta.
All'inizio nessuno dei due aprì bocca. Ci limitammo a guardarci, intensamente. Non volevo essere distratto dalle parole. Volevo memorizzare ogni più piccolo tratto di lei, ogni lentiggine e ogni neo, ogni ombra sulla sua faccia. Volevo contarle le ciglia e misurarle il battito del polso, e controllarle i denti in cerca di eventuali carie. Volevo respirarla tutta e volevo posare la testa sul suo petto.
Non so per quanto tempo rimasi lì, dimenticandomi di respirare, con le guance che si arrossavano per mancanza di ossigeno. Stevie si alzò di nuovo, con cautela, e fece un passo verso di me. Emily smise di contare e si unì al nostro nuovo gioco. Anche lei cominciò a guardarmi fisso. «Tu chi sei?» Quelle parole esplosero fragorose tra noi.
Io abbassai lo sguardo su di lei e provai a spiegarglielo, ma non mi uscì un filo di voce. Fu Stevie che per prima riuscì ad articolar parola. "Lui è Michael" disse in fretta».

Romanzo d'esordio della giovane scrittrice britannica, Jennie Rooney. Una storia d'amore che ha come scenario la seconda guerra mondiale. Stevie Ponder, la protagonista, una giovane aspirante insegnante che vedrà frantumare il suo sogno con la morte del padre. Per aiutare la famiglia si adatterà al lavoro in fabbrica. L'incontro con Michael cambierà la sua vita per sempre. Michael, appassionato di fisica, d'invenzioni, sarà spedito al fronte. Si lasceranno con una promessa, quella di ritrovarsi a Londra dopo la guerra. Pagina dopo pagina, Stevie e Michael, ci regalano forti emozioni, ci riportano indietro nella storia. Con loro, ci addentriamo attraverso i ricordi, nei meandri oscuri della guerra.

Esso non rievoca solo la storia di un passato remoto, ma anche del presente; infatti, tanti sono i paesi, ancora devastati dai conflitti, tante sono le persone che ne subiscono gli orrori.

Straordinario romanzo d'amore, i cui cuori dei protagonisti sono scrigni preziosi, custodi di un indimenticato amore.

mercoledì 1 settembre 2010

L'ISLAM NELL'ITALIA DELLE CONTRADDIZIONI

Di Astrid Fataki

Le donne italiane, spose perfette per l'Islam


Sono piombate polemiche, sul meeting che si é tenuto presso la villa dell'ambasciatore libico in Roma, rivolto a 500 ragazze, organizzato in occasione della visita del Colonnello libico per il secondo anniversario del trattato di amicizia tra Italia e Libia.

Il pomo della discordia nasce dall'esortazione, da parte del leader libico, di fare dell'Islam la propria religione, ma non solo, anche un invito alle presenti a contrarre matrimonio in Libia.

Ciò che più dispiace è costatare come le polemiche sterili spostino l'attenzione su argomenti inerenti alla religione, anziché, soffermarsi e riflettere sulla passerella di signorine reclutate per l'occasione; evento non del tutto nuovo, perché l'anno scorso è stato fatto altrettanto.

Cinquecento ragazze selezionate da un'attenta agenzia di hostess, e pagate per partecipare a un seminario sul Corano. In paesi in cui vige la normalità, i seminari di studio si svolgono all'interno di aule universitarie alla presenza di studenti interessati.

La curiosità porta a chiederci quali siano stati i criteri di selezione. Il titolo di studio? Le ambizioni? O semplicemente la bellezza?

Solo di recente abbiamo assistito a fatti di cronaca piuttosto violenti, giovani islamiche, vittime di efferati delitti, perché si erano rifiutate di vivere secondo la legge dell'Islam.
Non è forse un paradosso? Dapprima si condannano aspramente tali atti, si fanno lotte continue per la liberta e la dignità delle donne, e poi, chissà per quale recondito scopo, se ne consente la propaganda. A tal proposito sarebbe stato interessante conoscere l'opinione del nostro ministro per le pari opportunità, visto il suo costante impegno nella difesa dei diritti delle donne.

Purtroppo, d'ora in avanti dovremo abituarci a questi desolanti momenti, considerato quest'insolito e storico trattato di amicizia.