sabato 18 settembre 2010

SOLDATO ITALIANO CADUTO IN AFGHANISTAN

Di Astrid Fataki

UN'ALTRA VITTIMA DELLA GUERRA VOLUTA DAI POTENTI DELLA TERRA

L'Ansa ha appena battuto la notizia di un altro soldato italiano caduto sotto i colpi di kalashnikov in Afghanistan. La vittima o "Eroe", come dir si voglia, è il tenente Alessandro Romani di anni trentasei. Piovono le solite e insulse parole di cordoglio.
Cito testualmente il messaggio di cordoglio  del presidente del Senato Schifani: "Appresa la notizia della morte del Tenente del 9 Reggimento d'assalto Col Moschin Alessandro Romani, caduto nel corso di un'operazione militare in Afghanistan, esprimo a nome mio personale e dell'intera Assemblea di Palazzo Madama, i sentimenti del più profondo e commosso cordoglio, pregandola di farli giungere ai familiari dell'ufficiale che ha sacrificato la vita per difendere la pace, la democrazia e la sicurezza nel mondo".

Pace, democrazia, sicurezza nel mondo, parole, queste, che davanti alla perdita di una vita, soprattutto giovane, non hanno alcun significato.

Non esiste pace che non si voglia, non esiste democrazia senza volontà alcuna. L'Italia, insieme alle altre potenze europee e l'America, legate da un patto di alleanza, sono costrette a inviare militari in Iran, in nome della pace e della democrazia.

È davvero questo lo scopo delle missioni? I nostri soldati vanno proprio a portare la pace?

Nelle città come Bagdad, Afghanistan, ecc, di là dei conflitti interni non c'è nessuna democrazia da portare. Un popolo se vuole cambiare, lo fa da solo, ribellandosi e lottando, come hanno fatto anche gli italiani a suo tempo. Dietro queste guerre ci sono ben altri motivi, ed è desolante assistere alle continue menzogne cui lo stato ricorre per coprire una guerra senza giusta causa. Nell'era d'internet le notizie circolano, e la verità viene a galla in fretta grazie ai blog, le comunità virtuali, dove l'intelligenza collettiva interagisce; perciò i motivi scatenanti l'accanimento bellico in questi paesi sono il PETROLIO e I GIACIMENTI MINERARI.

Poiché il nostro paese non è in stato di guerra, e i nostri militari non sono costretti alla partenza per salvare la patria, essi non devono essere considerati degli "eroi", ma semplicemente degli uomini che per loro volontà decidono di svolgere tali compiti, principalmente per le laute ricompense.

Davanti all'ennesimo"caduto in guerra", ci inchiniamo di fronte al dolore della famiglia, ma allo stesso tempo non lasciamoci ingannare dalle false verità.



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